mercoledì 11 maggio 2011

Sole a San Paolo


Guardo fuori dalla solita finestra e vedo la cima dei grattacieli scrostatelli di San Paolo. Fra poco andremo a pranzo, ma ci hanno gia' rimpinzato di robine buone da mangiare, certamente non si muore di fame in Brasile.
E'una bella giornata di sole, sara' anche meta' autunno, ma potrebbe essere primavera inoltrata.
Come al solito, San Paolo non mi stimola alla esplorazione. Aspetto di accordarmi con la mia amica Maria per fare allenamento, ma altrimenti le mie curiosita' sono molto limitate - sabato andremo a Santos a visitare il Museo del Caffe', ma si tratta di un bonus. Speriamo che compensi un po' la reclusione. Il lavoro va bene, il mio capo e' piu' rilassato che in altre occasioni, fin qui tutto pare roseo verso la conferma del mio aumento retroattivo.
Chatto con gli amici - il Prof, Paolo G., Michele C. o la gente del kendo - alla sera in hotel o nelle pause fra le riunioni. Mi fanno molta compagnia, devo dire. La Ba e la Chiara mi leggono e mi commentano e anche questo mi fa sentire meno isolata.




Ultimamente sento un po' la solitudine. Non perche' mi manchi la presenza delle persone intorno. Ma, come uso dire, io soffro di un disturbo metabolico dell'anima: se anche qualcuno mi vuole bene o mi e' vicino, io stento a sentirlo, come se avessi bisogno di dosi ben piu' massicce per alzare la temperatura del cuore. Ho una deficienza di base che va colmata con iniezioni potenti di affetto, attenzione o amore (qualunque cosa queste cose significhino) - forse le forme sottili e silenziose di vicinanza rimangono sotto la mia soglia di percezione: ho bisogno di gesti maiuscoli, spettacolari - e anche quelli mi riscaldano per davvero poco tempo. Quindi devo per forza accettare di sentirmi un po' persa di tanto in tanto.
Anche se i miei affetti rimangono inalterati negli anni (oserei dire nelle ere geologiche), anche a sproposito, dagli altri mi aspetto solo dimenticanza e indifferenza. Non mi sento mai intitolata a contare sui loro pensieri o sul loro ricordo. Ogni volta mi pare di dover ricominciare da capo. Ovviamente, so che le cose non sono davvero cosi' - ma questa sicurezza mi deriva da un ragionamento del tutto razionale: quanto invidio le persone che si sentono sempre al centro dell'attenzione! Forse e' per questo che io adoro blandire i narcisi, e' una forma mascherata di ammirazione per la loro certezza di piacere.
E quindi tiro avanti, rabbrividendo un po', contando sul fatto che ogni tanto questo senso di freddo mi lascia, quando incontro un'anima amica, che ha anche voglia di dirmelo - o peggio, che non si stanca di ripetermelo.
Eh, mi dico, sapere come si funziona e' un grande aiuto - almeno si sa perche' ci si sente cosi', anche sotto il sole del Brasile.

9 commenti:

Paolo Grazioso ha detto...

Ti ringrazio ma non sono Prof. ma più modestamente Ing.

Chiara ha detto...

Secondo si "blandiscono i narcisi" non per ammirazione: forse un po' c'è un po' di invidia, ma non gennuina ammirazione. Direi invece che riuscire ad attirare l'attenzione di un narciso (cosa che appunto si ottiene blandendolo, od odiandolo apertamente, il che rappresenta una sfida) è molto più gratificante che attirare l'attenzione di una persona non egoriferita.
Margherita Buy nel film "Habemus papam" direbbe comunque che sei un caso conclamato di "deficit di accudimento" :)

Donatella ha detto...

Paolo, tesoro, il Prof fa il prof alla Sapienza, non e' una apposizione di Paolo G....

Donatella ha detto...

Chiara ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Sole a San Paolo":

Secondo si "blandiscono i narcisi" non per ammirazione: forse un po' c'è un po' di invidia, ma non gennuina ammirazione. Direi invece che riuscire ad attirare l'attenzione di un narciso (cosa che appunto si ottiene blandendolo, od odiandolo apertamente, il che rappresenta una sfida) è molto più gratificante che attirare l'attenzione di una persona non egoriferita.
Margherita Buy nel film "Habemus papam" direbbe comunque che sei un caso conclamato di "deficit di accudimento" :)

LadyJack ha detto...

Mi par di capire che il Brasile non ti ha fatto benissimo: sarà la saudade (o come cavolo si chiama: i brasiliani e la lingua non godono dei miei favori); o forse è solo il normale stato umano esportato all'estero senza limitazioni doganali.
Che tu sia bisognosa di coccole e attenzioni è un fatto potenzialmente sorprendente per chi ti conosce e pensa (e magari ha pensato per anni) a te come ad una persona autonoma, indipendente e in sostanza bastante a sé stessa. Un po' egocentrica, in fondo.
Aspettarsi dagli altri dimenticanza e indifferenza non è un buon viatico per rapporti equilibrati; e mi chiedo anche se ti abbia mai sfiorato il sospetto che ciò che tu senti per le altre persone, le altre persone potrebbero sentirlo nei tuoi confronti: la voglia (e la costanza) di dire "ti voglio bene" dovrebbero andare nei due sensi: chi se lo aspetta o sente di averne bisogno dovrebbe essere disposto a pronunciarsi a sua volta. Sennò rischia di essere come la madre terrificante di un vecchio racconto ne "I Pascoli del Cielo" di Steinbeck, che chiedeva lagnosamente amore, ma era del tutto incapace di offrirne.
Porto il discorso sul personale: io so di aver sentito molto la tua mancanza, la mancanza di ciò che rappresentavi: prima, quando sono venuta ad abitare ai confini del mondo, poi quando hai iniziato a lavorare e a stare all'estero. Ma so anche che ho dovuto superarlo perché tanto non c'erano alternative. Frignare per vent'anni non sarebbe stato molto produttivo: ho preferito stemperare il magone ed imparare (tra le altre cose) ad usare il computer, che se non altro mi consente di non perdere contatto. Non sono espansiva né per carattere né per natura acquisita, quindi la gente mi deve prendere così: e se è intelligente, dedurre dai fatti anche i sentimenti.
Se tu fossi circondata in pianta stabile da persone in vena di gesti spettacolari (come li definisci), questo potrebbe blandire il TUO, di narcisismo, ma potrebbe anche non significare molto: sotto le parole a volte non c'è niente.
Cosa che i politici di solito hanno appreso sin dall'infanzia.

Donatella ha detto...

Mmm, cara Ba, non si rimane mai quello che si era, anche se lo si desiderasse... credo che dovremmo fare uno sforzo per allinearci, il tempo mi pare maturo...a giugno, magari?

LadyJack ha detto...

Personalmente ho smesso di fare progetti a lungo (e anche a medio) termine perchè la mia situazione non me lo permette agevolmente. Ma mi piacerebbe, è ovvio. Ne riparliamo.

Donatella ha detto...

Sono a Bologna dal primo sera al sei all'alba. In mezzo c'e'un giro fino a Legnano, ma sara' la mia permanenza piu'lunga in Italia prima delle vacanze estive (o natalizie). L'occasione non va sprecata, anche se pubblichero' su Facebook ma mia discesa per massimizzare la possibilita' di vedere tante persone che non vedo da tempo!

LadyJack ha detto...

Con Facebook non ho rapporti, ma spero proprio che in quei sei giorni riusciremo ad infilare un meeting vecchio stile: una pizza, un paio d'ore da Feltrinelli... cose così.
Le corriere mi stressano, ma quando poi arrivo in centro, mi ritempro.