sabato 14 aprile 2018

Addio Rob


Sono ancora scioccata dalla scomparsa di Rob, che è stato il mio capo per buona parte del 2016. Se ne è andato improvvisamente, nel suo letto, a 58 anni. Quando la sua ex-moglie mi ha telefonato, il lunedì di Pasqua, mi sono trovata nella situazione surreale in cui una perfetta sconosciuta mi chiama per dirmi che una persona che avevo visto da non tanto tempo (e che avevo trovato in buona salute e in ottimo spirito) non c'era più.
Il primo pensiero non è stato di incredulità - siamo tutti come foglie sui rami - ho pensato subito, "ecco un uomo che è stato amato dagli dei". Andarsene nel sonno, per un evento improvviso, non può essere altro che il segno del favore divino, che ti consente di uscire di scena in un momento buono, prima di conoscere tutte le malinconie della vecchiezza estrema. Sono dispiaciuta, al tempo stesso felice per lui. ed è un sentimento difficile da spiegare.
Rob era una persona gentile, beneducata, competente, professionale- lo avevo scritto anche a suo tempo, scrivendo su questo blog del mio nuovo lavoro::
"Il lato migliore del lavoro è che .... il mio capo, udite udite, è una persona decente. Dopo l'esperienza di Johan, ommemmerda come mai ce ne sono stati prima, è davvero rinfrescante."

Addio Rob, "persona decente". Grazie per essere passato nella mia vita.

martedì 20 marzo 2018

Qualche obiettivo spicciolo

Oggi Papà avrebbe compiuto 101 anni. Mi manca da tanti anni ormai, oggi come 25 anni fa.



Proprio oggi ho avuto una notizia buona, importante. Mi piace pensare che me l'abbia mandata lui.

Senza entrare nei dettagli, ho scoperto che posso andare avanti con la mia vita.
Per festeggiare questa mirabolante conferma, ho fissato quattro importanti obiettivi:

1) perdere un certo numero di kg

2) cominciare a scrivere il mio libro

3) preparare i miei viaggi prossimi venturi (perlomeno quelli del 2018)

4) lavorare al progetto di ampliamento della mia cucina.

Non si possono proprio definire dei grandi propositi di vita, ma è più semplice iniziare dal piccolo.
Da domani si comincia a lavorare su tutti e quattro, come mi sono promessa. 

domenica 11 marzo 2018

De Senectute



Non è che sia improvvisamente preoccupata di invecchiare. E' da quando mi sono trasferita in Olanda che mi vedo invecchiare, ma come parte di un processo ovvio e naturale. Anche con i limiti che l'età impone, ho avuto la possibilità di fare tutto quello che desideravo: quando abitavo in Giappone ed arrancavo in bicicletta sotto la neve, per andare a fare allenamento alle 7 del mattino con il bogu sulle spalle, mi dicevo, Donatella, hai 50 anni, ti sembra l'età giusta per fare questi strapazzi? Che cosa penserà la gente che ti vede pedalare e sbuffare a quest'ora del mattino? In verità, me lo domandavo, ma non è che questo mi abbia mai indotto a fare cose più sensate.
Quindi, la mia riflessione sulla vecchiaia non è amara o triste. Ho solo cominciato a pensarci su, perchè in fondo adesso posso avere una idea di che cosa significhi, per esperienza diretta. Quando papà aveva la mia età di oggi, io avevo 9 anni, Quando la mamma aveva 55 anni, io ne avevo 11. Ovviamente cosa potevo capire di come si sentivano loro? Posso solo dire che io sarei nel panico totale, al pensiero di avere una bambina in età scolare a cui provvedere, con l'energia e gli impegni di vita che ho ora. Un coraggio da leone, ecco quello che hanno avuto i miei, nel volermi avere. Qualcuno potrà dire, ma erano altri tempi... ed è proprio questo il mio punto.

Una delle riflessioni che mi ha colpito di più nei miei ultimi rimuginamenti sull'età è il fatto che, per ovvi motivi, l'invecchiamento porta un fenomeno naturale - essere circondati, per la maggior parte, di persone che non hanno vissuto quello che hai vissuto tu. E parlo delle piccole cose, non dei massimi sistemi.
Per via del kendo, ho la possibilità di essere circondata in prevalenza di persone più giovani di me. Mica perchè lo abbia cercato: io sono andata avanti per la mia strada, poi ad un certo punto mi sono guardata intorno e della mia generazione ero rimasta praticamente solo io e pochissime altre. Famiglia, salute, lavoro, tutte ottime ragioni per rallentare o mollare- per quanto io dica sempre che non esistono cattive ragioni per iniziare a fare kendo, ma solo cattive ragioni per smettere.
Orbene, di tutte le persone che frequento ora, quante capiscono l'espressione "bella gioia"? Quante hanno avuto le stesse regole di vita che sono state date a me: gli adulti che decidono cosa si guarda sull'unico televisore di casa? Se desideri qualcosa, risparmi risparmi finchè non te la puoi permettere? Quanti vedono la propria madre rammendare i calzini? Quante ereditano la loro prima bicicletta dal proprio cugino? Quanti fanno i compiti e corrono fuori a giocare alle Giovani Marmotte? Quanti vivono l'angoscia dello sbiennamento per arrivare a laurearsi in Ingegneria?
Invecchiare è semplice, basta lasciar fare al tempo. Ma capisco quale possa essere il senso di disorientamento quando le persone che si hanno intorno hanno tutte vissuto una vita profondamente diversa dalla propria. E capisco dunque quale potesse essere la frustrazione dei miei, che erano vissuti in una era geologica precedente alla mia, quando io non capivo (anche se credevo di capire) perchè parlavano pensavano agivano nella loro maniera.
Invecchiare per qualcuno può essere tragico per una generica nostalgia della propria giovinezza, fisica e mentale. Io credo però che sia questo progressivo immergersi nella ignoranza e nella mancanza di comprensione degli altri che pesi veramente e che generi straniamento e malinconia.
Mi domando se sia un fenomeno che possa in qualche modo essere contrastato, perchè, come per il kendo, il rischio è quello di andare avanti per la propria strada e trovarsi all'improvviso isolata, con la differenza che, mentre nel mondo del kendo tutto rimane uguale a se stesso e si perpetua quasi identico, nella vita tutto cambia e la costanza e la coerenza non sono sempre delle virtù che trovino il proprio premio.
Più facilmente, come ho imparato, non c'è proprio niente da fare e si tratta solo di accettare il fenomeno, come la presbiopia, il mal di schiena e la crescente lunghezza delle sopracciglia.

sabato 10 febbraio 2018

Fuori c'è il sole.

Gli ultimi due anni sono stati duri. Prima i nove mesi dl lavoro a Milano, poi, non appena trovato il nuovo lavoro a Den Bosch, la partenza della mamma. Sei, otto mesi di guerra con il capo, per riuscire a sfuggire al suo piano insidioso e rimanere impiegata. Infine, gli ultimi mesi del 2017, in un progetto romano che mi ha fatto seriamente dubitare di voler rimanere in Olanda - o perlomeno di voler lavorare ancora con certi Olandesi.
Ma tutto questo è dietro le spalle. I progetti su cui lavoro sono sempre difficili (ne ho avuto una prova soltanto ieri), ma almeno rimangono nel novero delle rogne normali. Oggi c'è il sole, ho fatto la spesa da Abert Heijn perchè il mio Jumbo è chiuso per ampliamento, ho fatto le fototessera per rinnovare la patente. Vita normale, nel mio undicesimo anno di permanenza a Utrecht.

Da quando la mamma è andata, mi domando spesso (diciamo pure, continuamente) quale sia il mio proposito di vita ora.
Ho 55 anni ed ho raggiunto molti obiettivi: continuo a mettere davanti a tutto tutti i dream jobs che ho avuto (e anche demistificato): il grande amore della SIC, la vita ravennate con Proxima, la carriera internazionale con Oracle e Arcadis, il sogno realizzato del lavoro in Giappone. Ogni lavoro ora può solo servire a darmi un reddito e possibilmente darmi tranquillità e moderate soddisfazioni. A questa età nessuno viene più a cercarti per avviare il business del secolo, specialmente in una società in cui il lavoro ha perso quella dignità e quei confini che una volta erano ben riconoscibili. OK, lavoro, fatto.

Ovviamente il Kendo è la mia vita - ma certo anche in questo campo gli obiettivi raggiunti non sono pochi. Il settimo dan, tanto per citarne uno (c'è l'ottavo, ma è talmente inarrivabile che non so se si qualifichi come un vero obiettivo). La nomina a co-coach della Nazionale (sperando di poter fare bene in questo ruolo). L'elezione a membro del Board della European Kendo Federation (dai, inaspettato!). A cosa altro posso aspirare, realisticamente? sì, certo, a un buon risultato della Nazionale, a sostenere l'ottavo dan in buona salute - ma stiamo parlando di obiettivi di vita? Il Kendo si giustifica in sé, senza bisogno di obiettivi da raggiungere, sarà sempre nella mia vita in un modo o nell'altro, come il mangiare, il dormire, il lavorare. Non una meta, ma un modo di essere. OK, Kendo, presente.

La mia famiglia è importante e spero di riuscire a passare più tempo con i miei fratelli e nipoti. Già il fatto di cominciare concretamente a trasferire il baricentro della mia vita italiana su Bologna, più che su Milano, è un passo importante. Spero di poter concludere presto la vendita della mia casa di Legnano: questo e il conseguente trasloco saranno sufficienti per darmi proposito (o perlomeno un discreto daffare) almeno per il prossimo anno o due. Oltre però non vedo.

E quindi, quale proposito? Di certo l'attesa della lontanissima pensione non si qualifica. Forse dovrei seriamente pensare a mettere in sequenza i viaggi che ho sempre desiderato fare e che ho messo in secondo piano, essendo così impegnata ad assicurarmi i mezzi per vivere. Da dove iniziare? per quello basta una monetina. Viaggiare da sola, o in compagnia? Con un tema guida o semplicemente per il puro piacere di cancellare un luogo alla volta dalla mia lista?
E oltre al viaggiare, non esiste niente altro che possa darmi senso di proposito? Escludiamo conversioni religiose e fidanzati - su una come me, che ha venerato la propria libertà come una vera divinità, queste due strade non esercitano nessuna fascinazione.

Forse dovrei di nuovo rivolgermi ai miei amici, come ho fatto a suo tempo per disegnare il mio Anno di Compleanno. Ci penserò su - non si tratta di una questione da poco e credo meriti una adeguata riflessione.

martedì 15 novembre 2016

domenica 4 settembre 2016

Arriviamo ad un'altra fine

Dopo nove mesi passati a lavorare come una pazza - e dopo aver incontrato per la prima volta nella mia carriera qualcuno che mi ha odiato sin dal primo istante del primo incontro - sto già vedendo la fine anche di questo lavoro.
Soldini buoni, tante miglia (diventerò Platinum quasi certamente quest'anno, tutto con voli di corto raggio), qualche persona decente incontrata - ma anche la sensazione rivoltante di déjà vu che solo una azienda italiana poteva darmi.
Intendiamoci, non che le aziende olandesi mi abbiano dato molte più soddisfazioni, ma è stata la prima volta in cui mi è sembrato di riconoscere un particolare marchio di fabbrica della azienda italiana, portato ad un estremo che non avevo ancora conosciuto. Delle tre, l'una: o sono io che invecchio e divento sempre più intollerante di una certo tipo di management o in genere di relazione fra colleghi, o davvero l'atmosfera aziendale italiana è peggiorata negli ultimi 9 anni (eh sì, mancavo già da 9 anni) o semplicemente ho trovato l'industria più nauseante di tutto il mercato.
L'esperienza, oltre che da punto di vista economico, è stata comunque utile - sempre nella definizione di cosa vorrei veramente fare negli ultimi 12-15 anni della mia vita lavorativa. Ci vuole costanza e qualche sacrificio, ma sono convinta che alla fine arriverò a trovare il mio posto.

Ci sono cose davanti a me che mi intrigano ben di più: fare coaching a quattro mani della Nazionale italiana di Kendo, ad esempio. Oppure l'idea di avere del tempo a disposizione per qualcuno dei miei viaggi a lungo meditati (Cile o Nuova Zelanda o Australia o Canada). Non che tutto questo sostituisca la ricerca del prossimo lavoro retribuito, ma come al solito arriverà fin troppo presto - e con esso la lotta per avere le ferie (pagate, si spera) o comunque per rimettere la mia vita professionale su un binario un po' più gestibile o perlomeno prevedibile.

Per ora mi godo la casa, il giardino, gli ultimi incarichi del mio lavoro attuale, che ovviamente sono messi in tutt'altra prospettiva dalla cognizione che a fine settembre tutto mi diventerà indifferente  Ho davanti a me tanto Kendo (a Gaeta, a Roma, a Salonicco, a Dublino, a Novarello (bzzzz, chi ha spento la luce?)), il compleanno della mia mamma, e tanti progetti....
Come andrà a finire? Lo scopriremo solo vivendo, come al solito.

domenica 3 aprile 2016

Ma è già il 2016 !!!

Scrivo questo post perchè sono rimasta scioccata nel constatare che siamo già nel 2016 ed io non ho scritto una sola riga.
Il lavoro l'ho trovato - e come molti miei amci sanno, dannazione, non ho avuto molto tempo nemmeno per respirare. E' una situazione temporanea, continuo a dire, un po' perchè il contratto in detachering non è quello che vado cercando, ma soprattutto perchè in questa fase iniziale sono stata un po' troppo in Italia (a Milano) per i miei gusti.
Sulla carta, il lavoro è ideale (ossantocielo, un altro dream job, comincio a non sopportarli più): ha a che fare con i progetti (primo requisito), ma senza mettermi troppa responsabilità (seconda tacca), l'ufficio è a Utrecht a 4 km da casa mia con parcheggio gratuito (terza tacca), ma sono settimanalmente in Italia e i biglietti aerei non sono a carico mio (non proprio un requisito, questo dell'Italia, ma certamente visto che faccio da "mediatrice culturale" mi si adatta come un guanto di Sermoneta).
Insomma, tutto bene? beh, sarà meglio quando i viaggi diventeranno quindicinali, perchè casa mia è e rimane l'Olanda, anche se quando sono a Milano sono in linea teorica sempre a casa mia.
Il lato migliore del lavoro è che in fondo i soldini sono discreti e il mio capo, udite udite, è una persona decente. Dopo l'esperienza di Johan, ommemmerda come mai ce ne sono stati prima, è davvero rinfrescante.
Il contratto, dicevo, non è ancora diretto con l'azienda, ma tramite una società che fa detachering, ma per ora più che un guaio, si tratta solo di un fastidio. Certamente, da correggere, ma non sono del tutto sicura di voler diventare una impiegata fissa di una azienda il cui business mi interessa moderatamente. Oddiomio, sono proprio una donna viziata.

Comunque sia, rimango oranje, cocciuta più che mai - anzi, questa esperienza, se fosse stato necessario, mi ha ricordato perchè non voglio più vivere a Milano: un postaccio, Expo o no - trasporto pubblico da terzo mondo, Trenord in testa, e quella costante sensazione di doverti guardare le spalle in continuazione, quando cammini, quando guidi, quando paghi, quando respiri. Non è così che voglio vivere.