domenica 10 novembre 2013

Latitanza

So che non sto scrivendo granchè qui sul blog, ma è che sono intensamente impegnata a vivere. Quando persino prendere un treno e incontrare un amico fuori da Namba può rappresentare una sfida, capirete che i livelli di concentrazione richiesti portano un po' via la voglia di commentare, anche se avrei materiale per scrivere non un post, ma quasi una enciclopedia del vivere quotidiano in Giappone.

I miei venerdì iniziano con la sveglia alle sei. Proprio io che odio svegliarmi, perchè l'esperienza mi ricorda sempre The Matrix: qualcuno sta per farmi il download diretto nel cervelletto, ma il bootstrap per qualche motivo fa un po' difetto. E' il momento in cui per un istante mi accorgo che sono in un bozzolo pieno di liquido melmoso e faccio da pila per le malvage macchine che hanno conquistato la Terra. Succede così da quando ho memoria, alzarmi alla mattina proprio mi richiede uno sforzo titanico di volontà.
Matrix a parte, mi alzo, smangiucchio e alle sei e mezza via in bici verso l'asageiko alla stazione di polizia di fronte alla Prefettura di Kyoto. Il dojo è piccino, mi ci ha introdotto il mio collega Gavin e gliene sarò per sempre grata. Un bel gruppetto di persone, un maestro ottavo dan che sembra avermi preso in simpatia (alla maniera degli ottavi dan, cioè, tirandomi qualche amorevole pacca sul tallone sinistro mentre faccio suburi e abbaiandomi nell'orecchio se il mio kiai non è abbastanza forte) e un'oretta di pratica varia.
Via subito in bici (e mi dico: ma questa gaijin cinquantenne che pedala forsennatamente con lo zaino in spalla e le shinai sul manubrio, che razza di spettacolo bizzarro deve essere mai?), arrivo a casa, mi faccio la doccia e corro di nuovo in bici in ufficio.
Da quando il buon Yuta non c'é più (ahimè, i cazziatoni da parte del Capo hanno avuto un brutto esito), l'aspirapolvere mi tocca tutti i giorni e non a settimane alterne. Trovo talmente ironico che io debba fare questo tutti i giorni al lavoro, quando nemmeno mi passa per la testa di farlo una volta al mese a casa mia, che sorrido dal primo all'ultimo gradino.
A fine giornata, via di nuovo per andare a scuola. Non essendo soddisfatta di quello che sto imparando, mi sto ingegnando di trovare qualche libro di testo più adatto alle mie esigenze. Meglio tardi che mai, oserei dire.
Il venerdì è interminabile, ma dà una certa soddisfazione riuscire a fare tutto: il time manegement è uno skill fondamentale, in Giappone.

I sabato di solito è dedicato a fare allenamento in qualche luogo esotico. Avrei il MIO club, di cui sono ufficialmente socia, ma ieri sono andata a vedere Fumi e Manami che partecipavano ad una gara su un'isoletta della baia di Osaka (non pensate alle palme e alla sabbia dorata: isoletta vuol dire un blocco di cemento costruito in mezzo al mare e coperto di impianti sportivi, centri logistici e commerciali). Poi ho pranzato ad un orario incongruo (le 4 del pomeriggio) con loro e sono andata a incontrare Renato, che abita a Kobe, ma si allena a Osaka, vicino alla stazione di Namba.
Renato è il mitico Trevisan di AIKappiana memoria, che si è trasferito in Giappone, ha preso moglie e adesso fa quattro lavori diversi contemporaneamente. Mi ha fatto un piacere enorme vederlo, ci eravamo visti di sfuggita a maggio (incontrandoci per caso sul treno di Takarazuka!) e comunque il fatto di avere tutti e due una maggiore comprensione di cosa vuole dire vivere in Giappone certamente ci avvicina. Spero di vederlo di nuovo prima di Natale.

Oggi, domenica, inizio pigro. Spiovicchia, sono andata a piedi al supermercato e mi sono cucinata uno dei miei piatti preferiti: la carne Spam, con un paio di ovette e kimchi... ho comprato 4 mele (298 yen) che profumano di mela e che sembra sappiano di mela. Insomma un festino, con la musica di Michael Bublè che Dina mi ha regalato scaricandomela su Dropbox a fare da sottofondo.
Ora esco. Devo incontrare Elena, la mia allieva di Utrecht, che adesso vive e fa Kendo a Canberra. Non ci vediamo da quando mi vendette una delle sue bici, al momento del grande trasloco con i suoi genitori.
La bici è nello schuur a Utrecht e noi siamo tutte e due a Kyoto per un caso. Non vedo l'ora di recuperare tutto il tempo perduto. Chiacchiere e gyoza, gran bella combinazione!


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