mercoledì 25 gennaio 2012

Il mercato del pesce e il souk dell'oro...

Un passaggio per un pisolino in hotel è stato comunque necessario, ma nel pomeriggio Adriana è passata a prendermi, e con Giuseppe siamo andati nella parte “vecchia” di Dubai, sulle rive del Creek, a visitare prima il mercato del pesce e della frutta, poi il souk dell'oro, per poi finire a comprare pashmina multicolori in un negozio ed incenso da bruciare in un altro. I commercianti sono indiani o iraniani, comunque gli autoctoni sono pochi e per questo motivo non si può fare a meno di osservare subito come il tessuto di questa società sia estremamente variegato. Ma sulle riflessioni sociologiche, mi perderò più sotto.












In barca siamo passati da un lato all'altro del Creek, e quando ormai l'ora cominciava ad essere tarda (e l'arietta freschetta), siamo andati a cena. Un bel ristorante libanese, dove ho provato per la prima volta una bevanda che davvero mi intriga: l’ayran: yogurth, latte e sale. Inusuale, ma davvero piacevole. Al termine della cena, siamo tornati verso le luci di grattacieli e finalmente sono andata a letto.

Dubai Mall

Dopo la colazione ai piedi del Burj, Giuseppe mi ha portato a spasso per il Mall. E quello era il carico da dieci. Dubai non vanta più di 40 anni di storia – già è un pensiero divertente, è più giovane di me e di un pezzetto. Ma certamente ha raggiunto l'eccellenza nei centri commerciali, che sono i veri centri di aggregazione, insieme agli hotel di lusso, della gente che vive e lavora qui. Il Dubai Mall è un centro commerciale su quattro livelli, sterminato e lussuosissimo. All'interno, tanto per citare qualcuna delle attrazioni, ci sono fontane, acquari e persino un palazzetto del ghiaccio. Qualunque marca del lusso, della gioielleria e della moda è presente e prominente, così come le pasticcerie e le cioccolaterie. Il Mall è sterminato e tutta la vita di Dubai ci ruota intorno. Ovviamente non mancano ristoranti di qualunque tipo – e va detto – tutto è all'insegna dell'eccellenza.











Il reparto Carne di Maiale delle Galeries Lafayette...

Quando ormai il volo notturno stava per stramazzarmi e la palpebra pesante mi stava inducendo a battere in ritirata e a farmi accompagnare in hotel, ci ha raggiunto Adriana, che incontravo per la prima volta. Tamponato l'abbiocco con un doppio caffè Illy, siamo andati a pranzo e di lì il programma ha cominciato a dipanarsi. Non contavo certo di poter avere due guide come Giuseppe ed Adriana a disposizione, davvero hanno cambiato completamente la mia breve vacanza, aiutandomi a renderla straordinaria.

Tornando da Dubai...

Ancora in aereo, con il solito rumore bianco che mi avvolge affettuoso e la pressione che mi tappa le orecchie. Ho due posti tutti per me, la signora saudita che mi era seduta acconto si è trasferita in una fila di sedili liberi più in là.

British Airways - World Traveller Plus

Il mio viaggio di compleanno sta per concludersi, ma devo ammettere che poche volte ho portato a casa così tanto materiale per riflettere – e per scrivere. Non intendo solo come cronaca della mia permanenza costà, ma anche come illuminazione su una società che non conoscevo e, inevitabilmente, come epifania personale.

Prima di tutto, il punto di partenza: la mia idea era di passare quattro giorni esplorando più o meno in solitudine un luogo alieno. Sentirmi estranea, in quel modo che mi piace, muovermi con gli occhi spalancati prendendo le cose per come le avrei viste, senza crucciarmi più di tanto di occupare le giornate all'inverosimile. Pensavo di passare tempo in piscina, di salire in cima a qualche edificio estremo, di leggere, di scrivere. E invece no.

La prima sorpresa è stato Giuseppe, il quale gentilmente si era prestato a prenotarmi un hotel conveniente, in un paese abituato ai sette stelle. Credevo ci saremmo potuti vedere un paio di volte, in dipendenza dei suoi impegni di lavoro. Al contrario, Giuseppe ed Adriana sono stati un aiuto prezioso, una guida indispensabile e una piacevolissima presenza ed hanno completamente cambiato il ritmo della mia vacanza. Non saprei trovare le parole per ringraziarli.



Radisson Blue Downtown
Arrivata in aereoporto abbastanza presto sabato, è stato bello trovare il cartello con il mio nome e il solerte autista dell'hotel a raccogliermi. Alle 9 del mattino avevo già una bella stanza al Radisson Blue Downtown. Le temperature e il tempo atmosferico erano deludenti: dove era il caldo secco del deserto? Cielo tutt'altro che limpido e un vento freddo che non invitava certo a starsene a leggere a bordo piscina. Giuseppe è venuto a prendermi in hotel e mi ha portato subito a fare colazione: al Dubai Mall direttamente sotto al Burj Khalifa. Diciamo che ha giocato subito il carico da undici.



 
Il Burj Khalifa è una visione, più che un edificio di ottocento metri. Dicono che lo si veda da 60 miglia di distanza – non sorprendente, considerando che ampi lotti di deserto punteggiano ancora la periferia e che il paese non sembri molto meno piatto della mia Olanda. Ma quello che lo rende straordinario è la sostanza eterea di cui pare composto: di giorno, riflette il cielo e le nuvole e sembra trasparente: dalla distanza pare non avere massa, sembra un effetto speciale, come se uno smisurato rendering di uno studio di architetti visionari si fosse improvvisamente trasferito dallo schermo del computer alla realtà. E' nel mezzo della città, ma sembra non appartenervi, è un puro spirito, un ectoplasma di 150 piani.

Di notte, è illuminato appena, solo un blando lucore che sottolinea le forme, solo un coronamento delle diverse torri di cui è composto. Anche alla sera lo si percepisce, più che lo si vede. La sua altezza lo rende il primo, ma è la sua levità che lo rende unico. Da casa di Giuseppe ed Adriana (giustamente gli appartamenti si chiamano Burj Views) la vista è straordinaria, quasi ipnotica: basta che lo sguardo vada alla finestra e diventa impossibile staccare gli occhi: il Burj, un po' come la Medusa, ti immobilizza all'istante, ma invece che in pietra, ti trasforma in cristallo e acciaio ed aria.
Indimenticabile.

sabato 21 gennaio 2012

Arrivo a Dubai

Parto da Schiphol, arrivo ad Heathrow, rischio di perdere l'aereo per il troppo rilassamento nlla Lounge, volo 7 ore nella notte, per fortuna con posto corridoio e per disgrazia con due infanti da sopprimere che frignano o urlano disperati ad intermittenza, arrivo all'aereoporto di Dubai, l'autista mi aspetta con il cartello col mio nome, arrivo al Radisson Downtown, in dieci minuti ho la mia stanza, doccia velocissima perchè Giuseppe mi viene a prendere e si va al Mall, giusto sotto al Burj al Khalifi, per fare colazione, per girare lungo interminabili gallerie di negozi, incluso un palazzo del ghiaccio ed un acquario, incontriamo Adriana, insieme si pranza, mi riportano in hotel e alle 17 mi torneranno a prendere dopo la siesta.
Un buon inizio..

venerdì 20 gennaio 2012

Jennie e Monique spose!





Il giorno è arrivato: non solo perchè dopo dieci anni di relazione Jennie e Monique si sono sposate, ma anche perchè ho vissuto il mio primo matrimonio olandese.
Diciamo che lo stile nazionale si riconosce anche in questi momenti formali, che finiscono per essere decisamente meno pomposi di quanto non siano in Italia.
La solerte impiegata del Comune ci racconta delle meraviglie architettoniche del ristrutturato edificio municipale. Monique ci dice quanto è orgogliosa di essere olandese e ci informa di quanti altri paesi al mondo ammettano il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Il patrigno di Monique e la nipote di Jennie hanno anche loro il discorsetto da fare - e purtroppo non tutte le battute divertenti sono alla portata del mio Olandese. L'impiegata fa la domanda, le spose rispondono "Sì", si firma, si saluta e si va a casa per il rinfresco. Tanti amici, vicini e parenti, alcuni dei quali si ricordano il mio nome - e devo confessare di non essere stata altrettanto brava con i loro. Le spose tagliano la torta e fanno un po' di chiacchiere con tutti. Al termine della giornata se ne vanno a Schiphol in treno e partono per la luna di miele a Madrid.
E' sempre ispirante vedere due persone felici insieme - per quanto Jennie e Monique mi sembrassero bene assortite anche senza sposarsi. Direi che si amino l'un l'altra e che si sentano amate, l'una dall'altra. Che cosa c'è di più importante?

A volte penso, mi capiterà un'altra volta nella vita di sentirmi amata? Non di credermi amata, che è una allucinazione potente, ma comunque fittizia, di cui sono stata vittima qualche volta (ma stiamo sempre parlando di un numero limitato di occorrenze).
Penso alla gente che si sposa e nella mia ingenuità penso ancora che sia IL grande passo, che viene dopo essersi incontrati, annusati, conosciuti, capiti, piaciuti, scelti, sperimentati, sopportati, sostenuti... ma che strada infinitamente lunga ed io non sono nemmeno al primo metro! Continuo a guardare verso l'orizzonte, seguendo con lo sguardo le curve e i saliscendi della via e mi dico, accipicchia, deve essere una bella faticata! Ma mi piacerebbe che qualcuno mi prendesse sottobraccio e così, chiacchierando del più o del meno, mi facesse incamminare. Magari passerebbe la paura - e di questi giorni, forse con tutti i discorsi su matrimoni e separazioni, davvero ne sento parecchia: paura di scegliere male, di non imparare dagli errori del passato, di farmi imbarbagliare dagli stessi lustrini e dagli stessi numeri da circo, di ripassare per le forche caudine del rifiuto immotivato ed improvviso. Altro che matrimonio!
Per fortuna domani parto per la mia vacanziella di compleanno. Terra straniera ed inesplorata, eccomi subito in combat mode: occhi sulla palla, concentrata sull'obiettivo e addio fantasmi!

martedì 17 gennaio 2012

Mixed feelings

Oggi ho lavorato a casa, di nuovo mettendo mano a mille documenti non propriamente appassionanti, ma tant'è, questo è il lavoro! E sono contenta di averlo, anche se talvolta certe inefficienze e strani approcci mi fanno un po' spazientire. Ma il capo non sono io, sono l'ultima ruota del carro, tecnicamente, ma tanto non avrò questo ruolo per sempre - il ruolo stesso potrebbe trasformarsi già entro l'anno e chi vivrà vedrà.
Fatto sta che posso lavorare alle dieci di sera e prendermi la pausa del pranzo per una lezione di golf - in fondo i miei diretti contatti stanno tutti dalle 8 alle 3 ore indietro (e qualcuno dei miei colleghi olandesi, ha appena risposto ad una mia mail serale... e sono quasi le 23,00).

Annemieke mi ha portato a provare tre buche del percorso da 18 - un grande passo avanti, dico io, nella mia avanzata verso il GVB. Oddio, non che mi riuscirà di farlo ancora prima di primavera, perchè tanto prima di allora di esame non si parla.
Ho avuto la mia piccola soddisfazione nell'informarla che sui ponticelli il bastone può essere appoggiato a terra, nonostante tecnicamente sia parte di un ostacolo d'acqua... insomma, sto studiando le Sacre Regole per qualcosa o no? Mi ha detto che le ho fatto imparare qualcosa che non sapeva, ma non è stata l'unica cosa "carina" che mi ha detto. Addirittura, l'ho resa orgogliosa di me, sic!
Avrei voluto fare meglio, per il semplice motivo che so di poter fare meglio. Una scarpazzata o due, un tiro azzardato che esce bello fuori dal bunker e rimbalza su un albero (ma perchè non l'ho mandato verso il fairway, invece che fare il drago in mezzo ai tronchi?). Ma anche qualche discreto tiro lungo (e dritto), un pitch da professionista (infatti, non ho idea di come ho fatto) e qualche puttino non del tutto disprezzabile.
Se è orgogliosa di me, mi impegnerò a crederle.

Domani il matrimonio di Jennie e Monique. Sono un po' emozionata, perchè sono le mie migliori amiche qui in Olanda e so che comunque non è un passo che facciano come bere un bicchier d'acqua. L'organizzazione della cerimonia, del rinfresco e della luna di miele - nonchè l'importanza del passo - le sta facendo fremere già da un bel po'.
Io simpatizzo, nonostante abbia a suo tempo detto che non sarei mai più andata ad un matrimonio: non potrei mai mancare al loro!



Certamente non andrò mai al mio (si dice, mai dire mai, ma per convenzione). Stasera una conversazione casuale mi ha fatto improvvisamente rabbrividire. "In un matrimonio che finisce le responsabilità sono condivise, ma  fondo sei stato tu a decidere di separarti, non tua moglie". "Anche lei ha deciso: ha scelto me". Ecco, se accetti (si spera per amore) di sposare Shiva, il Dio della Distruzione, in fondo è colpa tua, se finisci incenerita. Ci sto pensando ancora.

lunedì 16 gennaio 2012

Costa Concordia



Questa storia mi sta proprio turbando. Prima di tutto perche’ non sopporto vedere una cosa cosi’ bella guastata a quel modo. Dei passeggeri mi importa qualcosa? Di quelli vigliacchi e impanicati, no. Dell’equipaggio mi importa? Certamente di piu’, incluso il Capitano, che adesso e’ un pirla e un criminale e che se anche avesse una chance di provare il contrario, lo rimarrebbe per sempre comunque.
Gli anni passati in Fincantieri sono stati i piu’ belli della mia vita di consulente. Forse perche’ ho questo difetto di provare quello che gli altri non provano, in una specie di proiezione al contrario. Uno smisurato orgoglio per le navi eccezionali che uscivano da Monfalcone, come se le avessi assemblate io dalle lamine di acciaio fino allo stupido fumaiolo delle Carnival... probabilmente nemmeno in Fincantieri erano in molti a provare la stessa cosa. L’emozione della consegna, quando la nave si allontana dalla banchina e sirene spiegate e tutto l’equipaggio a bordo (Inclusi i camerieri filippini, gli ufficiali italiani e le ballerine inglesi) e’ affacciato a tirare stelle filanti: indimenticabile... forse sono cose un po’ stucchevoli, ma le ho ancora davanti agli occhi.
Per questo e tanti altri motivi, la rabbia che provo e’ piu’ per chi ora cerca di affondare, ben piu’ letteralmente, una intera industria, senza nemmeno aspettare di capire esattamente cosa e’ accaduto. Le navi da crociera di ultima generazione hanno a bordo strumentazioni sofisticate, si sapra’ ben presto cosa davvero e’ successo e chi davvero ha sbagliato. E non posso fare a meno che sentire un meno che sommesso disprezzo per i passeggeri in preda al panico – quando hanno avuto piu’ di un’ora per capire che tanto la nave non sarebbe arrivata in fondo al Tirreno e potevano quasi vedere la televisione nella case degli abitanti del Giglio. Aver visto Titanic ha autorizzato tutti a comportarsi da star stile Di Caprio, senza nemmeo preoccuparsi, forse, di leggersi le fottute procedure di evacuazione come chiunque dotato di buon senso dovrebbe fare.
Lo so che non e’ ragionevole e non propriamente umano, ma per ora la mia simpatia va solo alla nave, e a quella sola.