Schiphol, di nuovo. Tranquilla lounge dell'Iberia, quattro chiacchiere con il capo, un cappuccino e due brioches. Sta per cominciare la mia movida sudamericana, da A'dam, a Madrid, a Sao Paulo, a Santiago e ritorno. Inutile dire che ho tutti i bioritmi fuori posto, ma come al solito la prospettiva del viaggio mi esalta. Ecco, in questi momenti mi sento proprio nel mio centro, i pensieri malinconici si vaporizzano, non mi manca nessuno, ne' reale, ne' sotto forma di fantasma. Mia madre continua ad irritarmi chiedendomi quando mi fermero' - ha sempre avuto la straordinaria incapacita' di capire cosa valesse davvero per me, e' (s)confortante vedere come certe cose non cambino proprio mai. Se soltanto potessi dirle che viaggiare e' il modo migliore per incontrare "un uomo a cui appoggiarmi", forse potrei convincerla a non chiedermi piu' quando appendero' le mie frequent flyer cards al chiodo.
Verzonden vanaf mijn HTC
domenica 8 maggio 2011
sabato 7 maggio 2011
Un sabato (e solo quello) a casa
Sveglia alle 7. Il ritorno dal Giappone sembra sempre privo di conseguenze. So benissimo che invece l'infido jet lag colpirà nel corso della giornata, quindi mi sono messa alacremente al lavoro, con la solita, amata BBC di sottofondo.
Valigia disfatta e rifatta, giardino un po' riordinato (piantati girasoli e piselli odorosi), taxi prenotato.
Ora posso pensare anche ad uscire per la spesa, ma certamente per il pranzo so già che mi farò i miei spaghetti preferiti, che non solo mi piacciono, ma anche mi rimettono a posto lo stomaco, che torna sempre dai viaggi un po' sottosopra.
Se non fosse per il povero Ballesteros... mi spiace per lui, così giovane e così ammirato (la BBC non fa che ripetere la notizia della sua morte), ma anche per me, e per tutti i treni di pensiero che partono subito ad alta velocità. Credo che dovrei cominciare a giocare, e farla finita così.
Valigia disfatta e rifatta, giardino un po' riordinato (piantati girasoli e piselli odorosi), taxi prenotato.
Ora posso pensare anche ad uscire per la spesa, ma certamente per il pranzo so già che mi farò i miei spaghetti preferiti, che non solo mi piacciono, ma anche mi rimettono a posto lo stomaco, che torna sempre dai viaggi un po' sottosopra.
Se non fosse per il povero Ballesteros... mi spiace per lui, così giovane e così ammirato (la BBC non fa che ripetere la notizia della sua morte), ma anche per me, e per tutti i treni di pensiero che partono subito ad alta velocità. Credo che dovrei cominciare a giocare, e farla finita così.
venerdì 6 maggio 2011
Parigi è sempre Parigi
In transito a CDG, suonata dal poco sonno e dal caldo improvviso. Il più del viaggio è fatto, ma la parte più difficile inizia ora, quando la stanchezza si fa sentire. Il volo per A'dam parte alle 19,10, sono già seduta al gate, in questa serra tropicale che chiamano aeroporto. Lo zaino è strabordante, ma almeno non pesa troppo; quindici minuti di wifi sono gratuiti e bastano giusto per controllare la posta e scrivere sul blog. Chissà in che condizioni sarò domani? con il taxi da prenotare e con la prospettiva di svegliarmi alle 5 domenica mattina? e i bagagli brasiliani/cileni, avrò abbastanza testa per metterci dentro le cose giuste (incluso quello che mi serve per il kendo)? Vedremo, vedremo.
giovedì 5 maggio 2011
"Sentimentaaaal, questa notte infinita..."

... cantava la Wandissima.
Ultima notte a Kyoto. Appena uscita dalla doccia, ancora ho intorno i bagagli da riassemblare. ci penserò fra poco. Non voglio arrendermi subito al sonno e certamente domattina vorrò svegliarmi non appena fa chiaro per fare l'ultima passeggiata qui intorno. La navetta viene a prendermi alle 7,15, ma dalle 4,30 si vede già più che bene.
Stamattina la sveglia era puntata alle 5,30, per l'ultimo allenamento del mattino (e del mio soggiorno qui), ma il cellulare ha cominciato a suonare alle 4,44. Chi sarà mai che non sa che sono in Giappone? Syam, il mio gioielliere indiano, che mi ha venduto a Mandawa il bell'anello con i granati che tutti mi ammirano. E' in Italia, mi chiede quando ci vediamo. Mmm, un'impresa. Ma sono 10 anni che mi cerca: ha detto che sono la donna della sua vita e per quanto i suoi parametri mi siano abbastanza oscuri (nè intendo chiarirli) devo dire che finora ha continuato a cercarmi con una pervicacia che talvolta mi disarma. Come faccia a telefonarmi sempre quando sono nei posti più irraggiungibili del pianeta, questo non lo so. Il gestore del roaming gode.
Oggi ultimo allenamento, dicevo. Ho fatto combattimento libero con 5 dei migliori kendoka del Giappone, raccogliendo davvero una miniera di spunti, ho bisogno di tutto il prossimo anno per lavorarci su. Molto produttivo. Ho passato 6 ore a vedere i combattimenti degli ottavi dan e alla fine della giornata, come sempre, ero a pezzi. Ho visto alcune tecniche di alta classe, tante mazzate e i soliti irriducibili ultraottantenni che chiudono il programma. Già le bancarelle del mercato intorno al Butokuden stavano sbaraccando, la solita mesta cerimonia di chiusura, nella sala che già si spopola - i maestri corrono in stazione o all'aeroporto o, più facilmente, in qualche bettola a bere con gli amici che vedono solo in questa occasione ogni anno. Anche se il programma è stato comunque ricco, chiaramente molti mancavano. Inevitabile pensare al perchè. Ho finito di sfinirmi con le ultime compere: distrutta, sono tornata un'oretta in hotel.
L'ultima sera, da sola: che fare per trattarsi bene? Unagi! Su Kawaramachi i ristoranti non mancano. Ne ho trovato uno che Unagi ce lo aveva scritto già sull'insegna, non ho dovuto pensarci tanto. Un tavolino minuscolo, altre donne da sole che entrano a cenare. Una bella birra, una porzione di riso e anguilla grigliata: la cena di una regina. Io non amo cenare da sola nei ristoranti, ma in Giappone non mi dispiace. Prende tutto una sfumatira molto più rilassata: si sa che nessuno importunerà, che le cameriere saranno sollecite e disponibili, che il conto non dovrà contenere nessuna acrobazia aritmetica per la mancia. Sono libera di guastare il mio cibo, di perdermi nei miei ragionamenti, di stilare il prossimo programma di viaggio. Un ambiente tranquillo e familiare, ben diverso dai ristoranti pretenziosi degli hotel in cui mi capita a volte di trovarmi nella stessa situazione: allora preferisco la cena in camera e l'atmosfera me la aggiusto da me.

Per non rientrare subito in hotel, ho preso un altro bus e sono andata in stazione. La stazione di Kyoto è uno dei miei luoghi favoriti in Giappone. Non manco mai di fotografarla, di meravigliarmi dell'arditezza architettonica, di stupirmi del capriccio di far arrampicare le scale mobili per dodici piani (fino al giardino in cima), di ammirare la Kyoto Tower che si specchia sui vetri dell'Hotel Granvia.
Avevo già notato in passato che i fidanzatini giapponesi prediligessero la stazione di Kyoto per incontrarsi. Seduti fianco a fianco sui gradini, lo sguardo perso nel vuoto, spesso senza dire una parola. Di sera, le scalinate che affiancano le scale mobili sono appena illuminate e offrono degli angoli di intimità con vista panoramica; la vibrazione sommessa delle scale mobili pare un acuto lunghissimo di qualche coro angelico; la Torre, come Narciso, ammira rapita il proprio doppio frammentato.
Ecco, mi sono detta, se avessi sedici anni (escludendo che a 48 certe cose si facciano ancora) verrei certamente qui a limonare: bacetti gentili, visto che la veemenza orale non è cosa che appartenga alla cultura giapponese in ogni senso. Ho pensato, se fossi davvero una sentimentale, qui è il posto dove porterei il mio potenziale principe azzurro: dovremmo baciarci sulla scalinata della stazione di Kyoto e solo allora avrei la certezza che si tratti di Vero Amore.
Lascio ai Fedeli Lettori il compito di elaborare il calcolo delle probabilità che io incontri dunque il suddetto V.A. Forse dovrei abbassare l'asticella alle rampe mobili della Centrale di Milano - in stazione a Bologna, no, per favore, ho ricordi troppo funerei. Se la Stazione di Amsterdam fosse finalmente ristrutturata, perchè no? Ma meglio non fare le difficili. O, peggio, le illuse.
mercoledì 4 maggio 2011
Precipitando
Gli eventi si stanno accavallando, non riesco più starci dietro! Allenamento dalle 6,30 alle 7,30 (domani l'ultimo), più il Taikai da fare (ahimè, ho perso il mio combattimento, ma più guardo il video e più mi arrabbio), il Taikai da guardare (domani ottavi dan!!!), maestri con cui parlare, con cui cenare, da cui ricevere suggerimenti su cui lavorare almeno un anno.
In più, il Museo del Manga da visitare, i Soup Noodles da comprare per pranzo, le amiche di Osaka da rivedere , lo shopping da fare... cambiarsi, lavarsi, piegare l'hakama, rifare allenamento, poi incontare un amico e combattere ancora, visionare i video dei combattimenti propri e altrui, preparare i vestiti per il giorno dopo, distribuire i regali residui...
Adesso mi metto a dormire che domattina sveglia alle 5,30! (è mezzanotte)
In più, il Museo del Manga da visitare, i Soup Noodles da comprare per pranzo, le amiche di Osaka da rivedere , lo shopping da fare... cambiarsi, lavarsi, piegare l'hakama, rifare allenamento, poi incontare un amico e combattere ancora, visionare i video dei combattimenti propri e altrui, preparare i vestiti per il giorno dopo, distribuire i regali residui...
Adesso mi metto a dormire che domattina sveglia alle 5,30! (è mezzanotte)
lunedì 2 maggio 2011
Un giorno senza kendo?
Tutto secondo i piani: cambio, esami, Ryoanji. Poi un passaggino dall'hotel per un riposino prima di Lady Oscar. E lì il programma è saltato.
Intanto sono svenuta per quasi due ore: suonata la sveglia, il mio corpo si è rifiutato di obbedire. E per punizione, è partito l'Incubo.
Ci sono cose irrisolte che bruciano come la lava, che strisciano sottopelle come se scavassero cunicoli nella terra. E così, quando trovano una incrinatura, un punto di minor resistenza, ecco che ritrovano la luce. Un bel sogno pomeridiano, che può esserci di meglio, dopo una mattina passata per giardini Zen e non? E invece l'inconscio propone i suoi giuochi di ruolo, e porca miseria, se riesce a farmi incavolare. Niente che non sapessi già anche a livello conscio, ma sotto forma di accesa conversazione con il diretto interessato, alcune cose fanno davvero irritare. Non dico che mi sono svegliata per non piangere di rabbia, ma certo vicino ci sono andata.
E così mi sono calciata fuori per le strade di Kyoto, fra le luci di Gion, fra negozi che vendono carinerie alle quali è difficile resistere, solcando cortine di fumo di griglia, nuotando con la corrente umana che passa davanti alle vetrine. Kyoto non pare certo diversa dall'anno scorso, anche se certo una ricaduta pesante sul turismo estero ci deve essere stata.
Stamattina mi sono persa ad osservare una pupa in minigonna a balze che mostrava le culottes scozzesi, con tacchi alti e scaldamuscoli al ginocchio di lana rosa, decorati di ponpon. Lunghi capelli neri, una grande borsa alla moda, ma decorata di fiori farfalline fronzoli. Caracollava sui tacchi a Shijo Karasuma, dove mi sono fermata a cambiare gli euro. Straordinaria. Sul bus al pomeriggio, una signora di mezza età con jeans beige decorati da fiori dipinti a msno - camicia di pizzo accollata, liseuse di pizzo di lana, guanti a mezza mano, pure quelli di pizzo. Tutta sui toni del rosa. Impagabile.
La moda femminile giapponese sembra non vada oltre le dodicenni, salvo poi conciare le signore come Carla Fracci alla prima della Scala.
Riflettevo sugli stereotipi dell'attrazione maschile: in Italia, le Veline. In Olanda, le giocatrici di hockey su prato. In Giappone, le studentesse in divisa.
Qualcuno azzarda un'analisi?
domenica 1 maggio 2011
Kyoto
Due ore e mezzo di allenamento, regalini distribuiti, sono partita da Osaka e arrivata in hotel a Kyoto. Ho già fatto uno shopping minimo (beh, alla faccia, un obi da quattro metri) e ho provviste per colazione pranzo e cena.
L'Hotel delle Tre Sorelle dove mi trovo ora mi ha concesso una stanza più grande - di qui il prezzo maggiorato rispetto all'anno scorso. Comunque sia, il tatami è già tutto coperto di borse zaini e cazzilli diversi, ho svuotato la mia dotazione di regalini per fare un po' mente locale. Il wi-fi prende da Dio (ho il router giusto fuori dalla porta) e persino un PC in camera. Manca la TV però, che potrebbe fare compagnia, anche se la NHK non brilla per comprensibilità.
Nella mia perlustrazione minima dei dintorni sono già stata al Butokuden, la bella sala dove si terrà il Taikai. Era deserta (magari se ci ripassassi adesso ci sarebbe qulcuno che si picchia, ma oggi basta!), ho camminato sulle assi levigate, mi sono preparata al momento in cui sarà piena di gente e di rumore. E' un luogo pieno di energia, anche quando è vuota, niente da dire.
Programmino per domani: biglietto bus giornaliero comprato in hotel, via a vedere gli esami di 8o dan, poi a cercare una banca per cambiare dei soldini (sono alla frutta davvero con gli yen, per fortuna il cibo non mi manca), poi visita al tempio di Ryoanji e al famoso giardino Zen (unica attrazione di Kyoto che non ho visitato ancora), poi di corsa al Museo del Manga per una esposizione di disegni originali di Lady Oscar. Se tutto ve bene, riesco a stare un giorno senza kendo praticato (solo gli esami alla mattina, cosa che implica incontrare metà del mondo del kendo giapponese fra il pubblico o nelle giurie o fra i candidati). Ma se proprio non resisto, potrebbe saltare fuori un keikokai a tradimento, due mazzolatine tanto per non perdere l'abitudine.
L'Hotel delle Tre Sorelle dove mi trovo ora mi ha concesso una stanza più grande - di qui il prezzo maggiorato rispetto all'anno scorso. Comunque sia, il tatami è già tutto coperto di borse zaini e cazzilli diversi, ho svuotato la mia dotazione di regalini per fare un po' mente locale. Il wi-fi prende da Dio (ho il router giusto fuori dalla porta) e persino un PC in camera. Manca la TV però, che potrebbe fare compagnia, anche se la NHK non brilla per comprensibilità.
Nella mia perlustrazione minima dei dintorni sono già stata al Butokuden, la bella sala dove si terrà il Taikai. Era deserta (magari se ci ripassassi adesso ci sarebbe qulcuno che si picchia, ma oggi basta!), ho camminato sulle assi levigate, mi sono preparata al momento in cui sarà piena di gente e di rumore. E' un luogo pieno di energia, anche quando è vuota, niente da dire.
Programmino per domani: biglietto bus giornaliero comprato in hotel, via a vedere gli esami di 8o dan, poi a cercare una banca per cambiare dei soldini (sono alla frutta davvero con gli yen, per fortuna il cibo non mi manca), poi visita al tempio di Ryoanji e al famoso giardino Zen (unica attrazione di Kyoto che non ho visitato ancora), poi di corsa al Museo del Manga per una esposizione di disegni originali di Lady Oscar. Se tutto ve bene, riesco a stare un giorno senza kendo praticato (solo gli esami alla mattina, cosa che implica incontrare metà del mondo del kendo giapponese fra il pubblico o nelle giurie o fra i candidati). Ma se proprio non resisto, potrebbe saltare fuori un keikokai a tradimento, due mazzolatine tanto per non perdere l'abitudine.
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