venerdì 27 gennaio 2012

Compleanno!

Martedi’, il mio compleanno. Gia’ gli auguri di Dina arrivano alla mezzanotte dubaita: tre ore in anticipo, ma e’ pur vero che e’ il 24, per me! Messaggi, chat, amici FB, incomincia la rumba – e mi piace! Ma mi metto a dormire, perche’ il programma e’ gia’ ben definito.
Sveglia con comodo, colazione e preparazione dei bagagli. Checkout e via verso casa di Giuseppe ed Adriana. Io e lei partiamo direzione Jumeirah: l’hammam del Zabeel Saray ci aspetta. L’hotel si trova sul cerchio che circonda le fronde della palma ed e’ tutto in stile ottomano. Noi, come le due belle del Serraglio, ce ne andiamo a farci scorticare, massaggiare ed ungere nella Ottoman Spa. Che c’e’ di meglio, nel giorno del compleanno?



Incominciamo con un pochino di idromassaggio caldo, poi la masseuse ci spedisce nel bagno turco per una decina di minuti. Ci viene a prelevare e ci porta a sdraiarci sulla piattaforma centrale dell’hammam: sopra di noi una copola ottagonale decorata di scarlatto e di oro, marmi ed intarsi ovunque e il trattamento continua. Prima, brocche e brocche di acqua calda, per bagnarci per benino. Poi, via di guanto di loofah – non e’ difficile solidarizzare con i cavalli, quando si viene strofinati cosi’, La mia massaggiatrice, dal poco allettante nome di Asma, mi mostra tutta orgogliosa gli strati di pelle che si accumulano sul guanto.
Dopo tanto scorticare, viene il bello: Asma mi tampona il corpo con... un sacco pieno di schiuma! Sembra di essere accarezzati da una nuvola! Poi con la schiuma mi ricopre e comincia il massaggio. Ah, la meraviglia. Dopo mezzora, mi accompagna a sciacquarmi con abbondante acqua calda, mi lava i capelli, mi avvolge di asciugamani – non ho potuto fare a meno di dirle: non mi capitava da quando avevo dieci anni... Gran finale: essere cosparsa di miele, arricchito di aromi e di lavanda essicata. Mi lascia a decantare una decina di minuti – di nuovo mi risciacqua e poi (devo dire di essere effettivamente parecchio stordita) accompagna me ed Adriana in una delle alcove intorno al grande idromassaggio che occupala stanza accanto. Ci aspettano acqua fresca, yogurth con il sale, volendo datteri e mandorle. Ci riposiamo un po’ – sono cose che fiaccano – poi decidiamo di fare un altro passaggio nell’idromassaggio piu’ caldo e infine coroniamo con qualche vasca in piscina. Ci facciamo l’ultima doccia, ci asciughiamo i capelli e via. Ma che meraviglia. Altre telefonate di auguri (piu’ o meno inaspettate), messaggi, mail... la festa continua. Torniamo al Dubai Mall, prima un altro pranzetto libanese, che ci guastera’ definitivamente l’appetito per la serata – ma che buono! Adriana deve farsi stirare i capelli, io non so proprio che voglia dire, quindi mi faccio l’ultima passeggiata per il Mall. Quando lei finisce ci ricongiungiamo e camminamo insieme verso casa. Dobbiamo cambiarci: destinazione Hyatt Hotel.

Adriana ha alloggiato per talmente tanto tempo costa’ che e’ diventata una cliente VIP e come tale viene ancora trattata. Ha ricevuto (con Giuseppe) un invito per la cena del Capodanno cinese. Gentilmente sono stata integrata...
Anche l’Hyatt lascia sbalorditi – un giardino tropicale all’interno, sul soffitto chiglie di barche... siamo forse in fondo al mare? Ornamenti cinesi in rosso augurale... ed essendo l’anno del Drago, via alle danze! La danza del Dragone anticipa la cena sontuosa – e poi la mia torta di compleanno! Un’ottima torta al cioccolato, che altro? Una sola candelina, miserericordiosamente. Ma io sono contenta degli anni che ho e gia’ penso ad organizzare il prossimo compleanno.









G &A mi riportano a casa (c’e’ Flora, il loro neo-labrador che aspetta di essere portato a spasso), io mi cambio e poi si riparte verso l’aereoporto. Il mio volo e’ alle 2,40 del 25, quando in Italia il mio compleanno non e’ ancora terminato... altri messaggi, altre chiamate, altre mail: e’ davvero bello avere tanti amici e tante persone che ti pensano.



Saluto Giuseppe ed Adriana – sono CERTA che li rivedro’, e’ stata una tale gioia passare questo lungo fine settimana con loro! Hanno reso il mio compleanno speciale – e lo avrebbero fatto, sono sicura, anche se fossimo stati in un luogo meno glamour di Dubai.

giovedì 26 gennaio 2012

Abu Dhabi

Lunedì Giuseppe deve andare ad Abu Dhabi per lavoro e si propone di accompagnarmi, lasciarmi girovagare per la citta’ e poi riportarmi a casa. Non chiedo di meglio – e Adriana mi invia pure un sms con l’elenco delle cose imperdibili. Ci fermiamo all’ufficio di Guseppe per raccogliere il casco che gli serve in cantiere – dalla sua finestra si vede l’Emirates Golf Club, ma a questo giro non sara’ per me...


Prima tappa: Emirates Palace; un altro hotel dalle sale immense e dalle colonne ricoperte d’oro... ormai tutto questo lusso sovrabbondante comincia a soffocarmi... e allora scendo le scale, attirata come una falena dalla vista della spiaggia e del mare. Ho camminato a piedi nudi per almeno una mezzora, poi sono tornata all’hotel, attraversando il giardino, ho preso un taxi e sono andata al Marina Mall. Un centruzzo modesto, per gli standard dubaiti. Ho pranzato da Galler, che conoscevo per il negozio sulla Grand Place a Bruxelles: qui diventa ristorante e caffe’, oltre che maitre chocolatier. Fish and Chips e una fetta di All Chocolate cake. Rinfrancante, a dir poco. Dalla Marina mi sono fatta portare alla Grande Moschea.





Assolutamente da vedere: un monumentale edificio di marmo bianchissimo – si puo’ entrare anche essendo infedeli, ma le donne devono paludarsi da Belfagor, con camicione fino ai piedi (e oltre, nel mio caso) e velo nero sui capelli. Una esperienza gia’ di per se’...
Di nuovo, il decoro e le dimensioni sono sovrumane. Il grande cortile ha il pavimento di marmi bianco, ma qua e la’ ci sono enormi fiori di marmo colorato, intarsi giganteschi, che si ripropongono poi in scala minore anche all’interno. Da una Moschea e’ lecito aspettarsi tanta solennita’: lampadari smisurati, un unico enorme tappeto sul pavimento, le pareti bianche recano i 99 nomi di Allah, i capitelli sono ancora una volta dorati...













Comincio davvero a perdere il senso delle proporzioni. Non mi aiuta a ritrovarle la tappa successiva, il Yas Hotel, appollaiato sull’autodromo di Formula Uno di Abu Dhabi. Basta pagare e ti togli lo sfizio di un giro in monoposto. Un tempo sarei impazzita per un’opportunita’ del genere: oggi guardo chi ci prova, sento gli urli straziati del motore e i lamenti del cambio e mi dico: non e’ l’auto che fa il Niki Lauda.




Giuseppe viene a prendermi, passiamo di fronte al Ferrari World... un parco a tema, tutto incentrato sulla Ferrari, con tanto di roller coaster per provare l’ebbrezza della velocita’ in modo piu’ realistico che in un simulatore... ma questa gente sapra’ che le Ferrari si fanno a Maranello, Modena?
Torno in hotel, poi fuori di nuovo, per incontare Hossam, il mio ex-collega egiziano, anche lui ex-Oracle.
Da bravo egiziano (e’ lui stesso ad ammetterlo) e’ in ritardo marcio. Ma chi se ne frega, io sono in vacanza, non ho nemmeno fame e sono al Mall, dove non mancano luoghi dove oziare nell’attesa. Anzi, ne approfitto per osservare la folla. Turisti occidentali, expats, famigliuole saudite in gita di shopping (in Arabia Saudita c’e’ vacanza e quindi tutti a fare shopping a Dubai – papa’ pancione in camicione bianco, un frottarella di mogli paludate di nero, un esercito di bambini di diversa eta’), tutti colori del mondo: africani, filippini, indiani.





Quando finalmente Hossam arriva, ci sediamo nello stesso locale in cui avevo fatto colazione il primo giorno: Dal tavolo si intravvedono le fontane danzare, fuori, mentre una folla riprende con i telefonini. Le porzioni sono generosissime; chiedo una zuppa, mi arriva una vasca da bagno, Hossam ordina una tagine di pollo e ci portano carne, patate e riso per due.
Parliamo un po’ delle nostre vicende e di quanto delusi entrambi siamo rimasti da Oracle: in particolare dalla pochezza umana e manageriale dei nostri capi (e in alcuni casi, piu’ per Hossam, dei nostri colleghi). Ma io non ho intenzione di farmi il sangue amaro. Essere uscita dalla vicenda di Oracle a testa alta e’ stato uno dei grandi successi della mia vita – anche se sicuramente la fortuna ha giocato un ruolo, penso proprio di aver affrontato la cosa nel modo migliore e che mi ha lasciato i minori strascichi mentali. Mi faccio pat pat da sola sulla spalla.
Parliamo poi di Dubai e della sua strana societa’ in cui Hossam tutto sommato si trova bene: c’e’ ricchezza, c’e’ pace, ci sono opportunita’ per i suoi figli – e’ un paese musulmano, che per un osservante come Hossam e’ un fattore di non poca importanza. Ma certo lui guarda con grande interesse al suo paese di origine, l’Egitto, per cui non puo’ fare a meno di nutrire grandi speranze.
Abbiamo chiacchierato con vero piacere come ai tempi dei nostri incontri in Oracle (pochi in verita’). Ho sempre trovato Hossam una persona intelligente, cortese e sensibile, e’ stato bello rivederlo e riallacciare i rapporti de visu, oltre che grazie a Facebook.

Domenica sulla torre

Visto che la serata aveva in serbo un momento “forte”, sono tornata in taxi prima al Dubai Mall, poi in hotel. Alle otto e mezza, avevamo un tavolo prenotato all’Atmosphere: lounge bar al 122mo piano del Burj Khalifa. Dress code: smart elegant. Ho assemblato tutti gli strass che potevo e via. Giuseppe ha lavorato all’allestimento dell’ Armani Hotel che occupa parte della torre – tutto greige e legni nautici, luci soffuse e profumo discreto nell’aria – si entra al piano 0, lasciando l’auto al valet, che contemporaneamente si occupa di Ferrari e Mercedes e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, si attraversa la lobby dell’hotel e ci si fa tappare le orecchie dagli ascensori superveloci.





La vista e’ vagamente straniante: i grattacieli che fanno da corona al Burj e che sembravano cosi’ alti sono solo villette monofamigliari laggiu’, verso il basso, dove le fontane danzano e lanciano getti d’acqua di decine di metri nell’aria. Le luci di Dubai si stendono sotto alle finestre, le macchie oscure sono gli appezzamenti di deserto ancora in via di sviluppo. Visto che l’Atmpshere compie un anno proprio a gennaio, ho diritto ad un bicchiere di bollicine... ma rimango comunque piacevolmente impressionata dal Martini Fragole e Aceto Balsamico che si trova sulla lista. Da provare a casa!
Bella gente, vista impareggiabile, ma per cena niente di meglio di un take away thailandese a casa di Giuseppe ed Adriana. Finisce anche la domenica, ma il programma del lunedi’…

Domenica sulla palma

Il programma della domenica, che comunque è un giorno lavorativo, me lo ha confezionato Adriana. Prima il Mall of Emirates, dove abbiamo incontrato Giuseppe. Un altro centro commerciale? Certo, attaccato ad un hotel Kempinski e con cinque piste da sci indoor. Seggiovia, slittini e sciatori in perfetta tenuta dietro alle vetrate. Si può sorseggiare un caffè nel Mall e osservare una titanica boule de neige vivente, seduti ad un tavolino al caldo. Già si comincia a percepire un certo senso di straniamento, come se il paradossale iniziasse a diventare normale.




 
Da lì, in taxi (da annotare il piglio di Adriana nel trattare con i tassisti: “My friend...” e giù strigliate tremende, che, ho notato, sono assolutamente necessarie – tassisti, vil razza dannata ovunque), siamo arrivate all'Atlantis: un enorme hotel, ma anche un arco di trionfo alla sommità della palma di Jumeirah. Vivendo in Olanda, non posso farmi impressionare dal fatto che a Dubai abbiano costruito nel mare un arcipelago a forma di palma e lo abbiano popolato di condomini ville ed alberghi. Ma le dimensioni! E il lusso dell'hotel! La modernità della metropolitana che arriva in monorotaia sopraelevata fino all'Atlantis, in una stazione luccicante di oro!... e altro oro nell'hotel, atrii dalle dimensioni degne di moschee o di cattedrali, vetri di Murano ai soffitti, viste straordinarie sul mare e sui giardini, un acquario nel quale sembra di poter entrare (si starebbe ore ad ammirare le razze, gli squali, le cernie...) e macchinette distributrici per l’oro (massi’, si ha bisogno immediato di un kruegerrand o di un lingottino da un’oncia? Basta pagare e la macchinetta te lo serve). La scala di tutto e’ impressionante.











E per rimanere in tema di scala e di dimensioni degne dei Giganti e dei Titani, in distanza ho avuto un’altra visione, il Burj Al Arab: una vela gonfia di vento nel mezzo del mare... si resta ancora a bocca aperta. Dopo la vista, e’ venuto il momento di imbarbagliare anche l’olfatto, con i profumi esotici del souk (tradizionale, ma nuovo di trinca) che si trova alla base del tronco della palma di Jumeirah.