Il mio momento di Grande Ottimismo per l’Anno Nuovo si sta prolungando oltre ogni ragionevolezza. C’e’ forse qualcosa che so, ma non mi voglio dire? Comunque sia, sono rientrata in quella che, in linea teorica, dovrebbe essere una quieta routine lavorativa. Naturalmente, prima che il carosello ricominci di nuovo e io ritrovi i luoghi del mio cuore – gli aeroporti.
Dunque, la mia mattina tipo. Sveglia un po’ dopo le sette. Stretching ancora nel letto, per essere elastica a sufficienza per riuscire a scendere dalla Scala Perigliosa. Usuale dramma per la scelta dell’abito da ufficio – tailleur nero o tailleur grigio? C’é’da perderci la testa.
Scendo di sotto. Subito BBC One – so tutto su tasse previdenza cronacanera in Inghilterra: cosi’ rilassante! Un bicchiere di latte freddo, un dolcetto – colazione fatta.
In questi giorni di temperature rigide, esco imbacuccata dal giardino e vado a prendere il bus. Alla fermata ci si augura buon giorno, anche se non ci si conosce. In dieci minuti sono alla stazione. La vita e’ cambiata da quando l’ufficio si e’ trasferito ad Amsterdam Sud – il tragitto e’ piu’ breve, non c’e’ nemmeno il tempo di addormentarsi. Fuori dal finestrino scorre la campagna gelata, la foschia del mattino, i lunghi filari di alberi lungo l’Amsterdam-Rijnkanaal. Le pecore sembravo coperte di brina come le siepi e i cespugli, se ne stanno accovacciate tutte insieme ai bordi dei polder.
Il treno e’ affollato. C’e’ chi lavora al pc (detestabili stakanovisti), chi ascolta musica nell’IPod, chi legge i giornali gratuiti distribuiti in stazione. Ce ne sono almeno tre diversi, il materiale per occupare il tempo non manca.
Arrivo ad Amsterdam Zuid, scendo fra la folla, in due minuti sono al Symphony – l’ascensore e’cosi’ veloce che lo si sente nello stomaco. Un giro di buongiorno a tutti, poi bisogna proprio andarsi a prendere una tazza di caffettaccio alla macchinetta. Un collega ha comprato una macchina per Nespresso, ma non voglio prendere il vizio – e’ un tipo di caffe’ che richiede zucchero, non voglio cominciare ad usarlo, quindi mi accontento della brodaglia lunga, che riesco a mandare giu’ senza additivi, un po’ come se fosse una medicina.
La giornata comincia...
lunedì 10 gennaio 2011
lunedì 3 gennaio 2011
Un anno nuovo che sarà speciale
sabato 11 dicembre 2010
La felicità nuoce gravemente alla salute

Ecco, ci sono ricascata. Dovrei ormai sapere che effetto mi fa Utrecht di sabato pomeriggio, per giunta sotto Natale. Mi faccio una bella passeggiata sbirciando nelle case illuminate, mi confondo fra la folla che cerca i regali, respiro il profumo degli abeti al mercato dei fiori, guardo le luminarie, ascolto l'organetto meccanico che suona a tutto volume "Happy Christmas (War is over)" di John Lennon. Ah, beatitudine. Ma io abito davvero qui? Ma come mai questo posto mi piace così tanto? Questo è un aspetto che mi sfugge ancora, in fondo gli esseri umani hanno due gambe e due braccia pure qui, il tempo è più infelice che in Italia, eppure, eppure... Arrivo a casa e metto su un CD di Maria Callas, me lo godo come se fosse un Barbaresco di Gaja: pura beatitudine, appunto.
Uno dei vantaggi dell'invecchiare (io uso spesso questa parola, INVECCHIARE, anche se a tanti dà fastidio) è che, se anche non si migliora, almeno ci si impara a conoscere. In fondo, la mia specialità è quella di riconoscere gli schemi ripetitivi e individuare le incoerenze (non per nulla A Beautiful Mind è uno dei miei film preferiti...), quindi mi riesce facile oramai alzare le orecchie quando MI vedo comportare in un certo modo. Come dice Spock in un famoso episodio ("Corte Marziale"), "Non c'è bisogno di vedere un martello cadere, se lo lasciamo andare su un pianeta a gravità positiva, per sapere che cadrà - e gli esseri umani non sono talvolta diversi dagli oggetti inanimati", quindi mi faccio sorridere da sola quando mi ascolto pensare e ragionare in modi riconoscibili, che portano poi sempre alla stessa conclusione. Il trucco è non darsi retta: tenere i piedi saldamente per terra ed evitare di farsi prendere da entusiasmi fuori luogo. Magari ci si diverte di meno, ma forse si campa di più.
Ma ora mi pare di essere in paradiso, e me la godo.
venerdì 10 dicembre 2010
Distorsioni temporali
Deve essere stato il jat lag. O forse l'atmosfera natalizia. Oppure il fatto di aver saltato a piè pari Sinterklaas (cosa gravissima per una olandese di adozione), barattandolo per le delizie termali della Toscana. Fatto sta, ho completamente dimenticato di postare il mio viaggio a Denver. Oddio, non che ci sia tanto da dire: per quello che ho potuto vedere, il Colorado è un posto VUOTO. Praterie ingiallite, non un albero in vista (siamo a 1600 metri di altezza, tutto sommato), montagne lontane che si imbiancano di neve o che spariscono nella foschia. L'ufficio è situato in periferia - e non abbiamo davvero spaziato granchè... ma dato che il mio capo è un maniaco del basket (due figli adolescenti che giocano, uno futuro membro della Nazionale olandese, lui e la moglie nella gestione della società), è stato inevitabile fare l'unica cosa interessante che si possa fare costà: una bella partita dell'NBA, Denver Nuggets contro New York Knicks. Non ci ho pensato un secondo, ovviamente io ero tutta per i Knicks, per una serie di ottime, ottime motivazioni. Un po' per Sex and the City, un po' perchè un ingrigito Mike D'Antoni allena, ma sopratutto perchè Danilo Gallinari ci gioca. C'era più Italia nei Knicks di quanta se ne potesse trovare nei Nuggets, se si eccettua il nome, Carmelo, dell'eroe locale (Anthony).
I miei ricordi baskettari sono limitati, per quanto ci sia sempre stata contiguità fra me e il basket. Non so se sia opportuno specificare il tipo di contiguità, in ogni modo qualche partita a Piazza Azzarita mi è riuscito di vederla. Il Salotto Buono del Basket Bolognese... uh, glorie perdute nella nebbia, ahimè! Il Palazzo era sempre pieno murato e il tifo feroce. Tutto era in bianco e nero: si andava per la partita e solo per quello si soffriva o si gioiva.
Il basket NBA? tutta un'altra cosa. La gente fa il tifo se glielo dice il conduttore, si mangia si beve si canta, si fanno i giochini con il pubblico. Ad ogni intervallo ed ad ogni time out, la sicurezza entra in campo, gli allenatori vanno sotto al canestro a parlare (non potrebbero starsene alla panchina da brave persone?) e frotte di performers saltano, ballano, buffoneggiano nel resto del campo. Ehi, cosa siamo venuti a fare qui, esattamente? ah, sì, a vedere la partita. I grandi NBA segnano tanto, ma sbagliano anche tanto. I Knicks hanno perso per soli due punti (120 -118), Gallinari ha fatto la sua parte, Carmelo si è messo in mostra come ha potuto (si dice sia in cerca di un altro ingaggio), tutti hanno mangiato e bevuto e riso. Tutti a casa, o in hotel.




I miei ricordi baskettari sono limitati, per quanto ci sia sempre stata contiguità fra me e il basket. Non so se sia opportuno specificare il tipo di contiguità, in ogni modo qualche partita a Piazza Azzarita mi è riuscito di vederla. Il Salotto Buono del Basket Bolognese... uh, glorie perdute nella nebbia, ahimè! Il Palazzo era sempre pieno murato e il tifo feroce. Tutto era in bianco e nero: si andava per la partita e solo per quello si soffriva o si gioiva.
Il basket NBA? tutta un'altra cosa. La gente fa il tifo se glielo dice il conduttore, si mangia si beve si canta, si fanno i giochini con il pubblico. Ad ogni intervallo ed ad ogni time out, la sicurezza entra in campo, gli allenatori vanno sotto al canestro a parlare (non potrebbero starsene alla panchina da brave persone?) e frotte di performers saltano, ballano, buffoneggiano nel resto del campo. Ehi, cosa siamo venuti a fare qui, esattamente? ah, sì, a vedere la partita. I grandi NBA segnano tanto, ma sbagliano anche tanto. I Knicks hanno perso per soli due punti (120 -118), Gallinari ha fatto la sua parte, Carmelo si è messo in mostra come ha potuto (si dice sia in cerca di un altro ingaggio), tutti hanno mangiato e bevuto e riso. Tutti a casa, o in hotel.
giovedì 9 dicembre 2010
Da Fiumicino a Peretola, sola andata
In Brasile, 32 gradi. In Olanda, meno 18 (in Frisia, come al solito). Per cercare di temperare lo sbalzo, perchè non fare un passaggio dal Lazio alla Toscana, passando per le acque termali di Bagno Vignoni? I paesaggi sono incantevoli. I silenzi dei luoghi, indimenticabili, come quelli delle persone.
Tarquinia, Vulci, Tuscania, Bagno Vignoni, Monteriggioni...




Tarquinia, Vulci, Tuscania, Bagno Vignoni, Monteriggioni...
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